Alexander Museum Palace

  1. Alba Contino
  2. Angela Perulli
  3. Anna Leo
  4. Annamaria Ferramosca
  5. Antonella Tamiano
  6. Antonio Arnesano
  7. Benedetta Caterina
  8. Cenzo Casavola
  9. Claudia Piccinno
  10. Enzo Bacca
  11. Ester Cecere
  12. Gianpaolo Mastropasqua
  13. Giovanna Politi
  14. Giovanni Monopoli
  15. Giuseppe Milella
  16. Grazio Pellegrino
  17. Lilli Pati
  18. Marcello Buttazzo
  19. Maria Campeggio
  20. Marirò Savoia
  21. Mimmo Martinucci
  22. Paolo Miggiano
  23. Pietro Casella
  24. Sonia Colopi
  25. Sonia Fanuli
  26. Stefano Giuseppe Scarcella

Tra gli ulivi

Tornano

quando si soffre

i volti di chi

abbiamo amato.

Vuoto il battito

muta la voce

ci si aggrappa

a un sentire lontano.

Non muovo passi

lungo il sentiero,

passo il testimone

alla nostalgia

di spensierate

ipotesi

senza futuro.

Torneranno le lucciole

tra gli ulivi argentati

senza rimpianto

per l’oleandro in fiore.

Claudia Piccinno

inedita 2022

Mediterranea (Gianpaolo Mastropasqua)

Quando eravamo dèi e camminavamo con gli alberi

e le vesti erano anime e animali vivi

e ancora festeggiavamo i compleanni delle nuvole

e all’ora danzavamo sulle acque come anemoni

e chiamavamo Israele la neve del deserto

e l’arcangelo bambino affacciato sull’abisso

e le sorgenti cantavano dai mari alla fonte

e le foglie erano velieri e lingue all’unisono

e i rami ponti trascendenti della luce

e l’impossibile mostro era libero di amare

e ogni passo un sapore e un nome pedante

e le caverne erano occhi appena aperti sull’ignoto

e le pietre dialogavano nel concentrico giorno

ora che passeggiamo senza gambe strisciando

tra la folla calpestata dal silenzio assassino

e le feste nucleari ci attendono al varco

e sogniamo a brandelli tra i respiri delle bombe

e chiamiamo vita eroica l’abbraccio del piombo

e le pietre sono masse che lapidano al pascolo

e le foglie e gli alberi hanno finito la primavera

e il mare dalla lingua di petrolio più non parla

e le lucciole sono nere e il gabbiano viene corvo

e il becco una lamalenta che vibra che penetra

e logora la fauna che affolla in cadaveri pensieri

e l’impossibile mostro è già in gabbia da tempo

e i pugni si combattono nell’aria sanguinaria

e le cave hanno il profumo delle fosse comuni

e ogni passo è una palude da cui uscire vivi

procediamo non siamo nessuno sa perché dormiamo.

Gianpaolo Mastropasqua

Se ti dimentichi di me

e nel tuo ripostiglio segreto mi riponi,

se mi releghi al buio

e di me cancelli

ogni ricordo

e odore

e sibilo

e respiro,

per cui l’aria vibrava

mentre noi stremati si sudava amore.

Se ti dimentichi

di notti e giorni

che si rincorsero veloci

nella segreta stanza

dove la tua essenza

era la mia fragranza

per minuti, e ore…

Sarei già morta allora,

più morta

che se con un’arma

dritto,

mi puntassi al cuore!

Giovanna Politi


L’ ULIVO
 
Da stagioni difficili
contorto,
robuste radici
nella spaccata terra
affondo
ché il vento di scirocco
non mi abbatta.
All’apice dei rami serpentini,
foglie
ancora colore dell’argento.
 
Ester Cecere
da “Come foglie in autunno” Ed. Tracce, Pescara, 2012



“LÀ DOVE LA TERRA FINISCE”
 
Luci lontane nel biancore del mare
si muovono sopra ogni cosa.
Nella nebbia densa il cielo
sembra caduto sulla terra.
Dalle maniche della felpa
metto fuori le mani
le passo tra i capelli
in un pugno li stringo.
Mi volto un’ultima volta a guardare la casa.
La porta è chiusa.
Appoggio le spalle su un tronco rugoso.
Mi chino a raccogliere la terra
con le labbra la sfioro
traccio il confine.
Intorno il giorno ricomincia.
La vita rinasce
nella bellezza
di un grembo germogliato
d’amore.
Anna Leo
 

I DUE TERZI DEL MIO STARE AL MONDO

Sono figlio di una vita famigliare

di una biblioteca senza bibliotecario

del gocciolio del tempo

che sembra non arrivare mai al capillare,

a quel che rimane nello scambiarsi i mondi;

quale altra vita vorrei rifare se non quella

che conosco, quella che resta,

partorire quella nascosta

invecchiare quella che non aspetta.

Sono sempre io, a disegnare tronchi e chiome,

a impolverarmi di terra rossa

mentre raccolgo le parole cadute

al resto del mondo

– sì, ci sono parole che nessuno vuol tenere –,

a trovare le pezze a una Bellezza

che si è vista togliere il bambino dal grembo;

sono sempre io che non ho voglia

di rammendare le palpebre, a notte fonda,

per la paura di non poterle scucire.

Sono sempre io, che ad ogni risveglio

mi domando – e mi rispondo –

se sto facendo bene ad occupare così

i due terzi del mio stare al mondo.

di Stefano Giuseppe Scarcella

PREZIOSO SCRIGNO

 

D’incerta origine dalla porta d’oriente                            

affondi le radici nella preistorica grotta,

dell’Homo sapiens cogli la voce

che d’eco rifulge la candida Delia,

antica e giovane madre

nel grembo custode di ritrovata storia.

Prezioso scrigno di intrisi misteri,

leggende, approdi, lotte e marcati ricordi;

dai due mari racchiuso, nel tacco estremo divisi,

con dolce e sabbiosa carezza

rigeneri le membra e scuoti l’animo,

che ignudo rimira le frastagliate coste

a picco scoscese sulle cristalline acque,

d’azzurro fuse alla cupola celeste.

Spira la brezza,

tra suoni e profumi inebri i sensi

di ritrovata pace rigeneri l’essenza

sì d’estasiare pulsioni d’abbraccio alla mente.

Sibilano i delfini nell’armoniosa danza

con piroettanti movenze al garrire dei gabbiani,

scivolano a branco nello spumeggiante scenario

refrigerio dalla calura del generoso entroterra,

dai secolari ulivi alle folate gementi.

Di primavera si tinge il mandorlo d’inverno,

su macchie distese tra muretti a secco

e variegati fichi d’india dalla porosa pelle;

matura la vite di bianco e nero,

al frinire delle cicale, i calici aggrada.

La Signora del barocco,

che di romanità si veste nella dorata pietra,

elegante e benedetta s’erge

sognante e pulsante d’arte si gloria,

con cartapesta e scappellini rievoca il passato

di colori e odori in mille forme riluce,

cullando le notti in vasche e saltellanti note

nella sensuale pizzica che del Salento rimarca

la salutare calorosità delle sue genti.

Prezioso scrigno, d’intarsi e argenteo lunare

attrai di grazie in facciata,

d’aureo racchiudi in tesoro virtù.

Alba Rosaria Contino

PUGLIA MIA

O amor mio,

quando sfioro

i tuoi rivoli di pelle,

arrossati alla carezza,

penso alla ubertosa

e rossa terra di Puglia.

Bella, prodiga, generosa

di frutti che il corpo

alimenta e l’anima

esalta. Tu mia terra

rubra, fior di melagrana

immenso, non indugiare

a brillare al sole nascente,

nello specchio dell’alba;

bella sei e sarai sempre.

La tua superficie solcata

di quiete onde d’aratro

di duro legno e di muli,

è desiderio a imitar l’amico

e terso mare che ti circonda.

T’amo, sfiorandoti,

accarezzandoti, o madre terra.

La brezza dell’amore,

mi colma l’anima,

nell’infinita dolcezza

di un sogno appena nato,

ma sempre esistito nel cuore:

essere per l’eternità tuo figlio.

Cenzo Casavola

LO SPLENDORE DEI SOGNI

Mi penserai senza volerlo

dove i pensieri scivolano

tra nostalgia e desideri.

Tra un capitolo e l’altro della vita,

mentre osservi un quadro

con i colori della mia tavolozza.

Nelle calde giornate estive,

quando il salmastro accarezzava

i nostri corpi al sole.

Mi penserai senza volerlo

prigioniero di quei progetti

che abbracciavano il mio cielo.

Sarai rapito dall’incanto

di barocchi profumi.

Quando a piedi nudi

si scompaginavano le attese

tra sospiri e desideri

nelle notti d’agosto.

Mi penserai senza volerlo

e una goccia di pianto

ti bagnerà il cuore.

In quel assordante silenzio

ti lascerai condurre,

approdando ad un sogno

che ancora ci appartiene.

Quel sentimento che divampa

e non ha mai fine.

Antonella Tamiano

L’AMORE

Abbracciami forte,

fammi sentire il tuo cuore

che mi riscalda dentro.

Amore mio, giurami

che saremo sempre insieme.

Non mi lasciare mai,

resta con me per darmi

forza è coraggio, nel superare

le inside del mio cammino.

Tu mio faro, con la tua luce incessante

illumini l’obliò, che sento senza te.

Ti prego di darmi calore

prima di andartene.

Stringimi forte,

affinché possa lasciarti senza respiro.

Sussurra quel ti amo

che ti tenga legata a me!

Antonio Arnesano

AZZURRO   APPRODO

Tornai con gli occhi a carezzare il mare

la mia Terra e lì rimasi, farfalla,

tra scogli e cielo sospeso cent’anni,

forse mille nell’istante d’abbandono.

Tornai, così, fanciullo a eterno latte,

alle meraviglie d’innocenza

ai giochi assaporati sulla spiaggia

le conchiglie dono di Nettuno,

i bianchi gigli sulle aspre dune

la casamatta del primo nascondino.

Come Ulisse alla sua petrosa patria

sostai implume nell’incanto di natura.

Sospeso pasteggiai al desco di Minerva

tra ulivi e sole, pampini e ginestre

posando l’elmo ai beneamati sassi,

atteso figlio andato mai perduto.

Sorrise il pescatore d’un sorriso lieve

notando il rossore di me bambino,

il rigo trasparente sulle gote, così

col pugno al petto salutò il mio sguardo

e l’altro al remo, all’usurato scalmo,

prendendo il largo nella calma d’onde.

Altre vele, intorno, d’arcobaleno

a benedire l’approdo all’orizzonte.

Sognai, chino alla terra, Dio pregando

un mondo sereno, d’azzurro pieno,

universo di pace, senza guerra.

Dio rispose mostrandomi una croce

magnifica, alta, conficcata nel cuore.

Tornai alla luce lieto, alla speranza.

Enzo   Bacca

ARMONICI CONTORNI

Leggero il respiro del vento,

nell’aria volteggia libero,

il profumo di sandalo e magnolia;

una dolce fragranza, non invadente

e nella mente

riaffiora il ricordo di lei,

dipingendo armonici contorni d’amore

che lievi accarezzano la mia pelle,

avvolgendo il mio cuore;

in un intarsio di memorie,

frammenti di emozioni,

istanti di vita, indelebili

cadenzati dal ritmo vibrante

del palpito di mani nelle mani,

di occhi che si specchiano l’uno nell’altro,

il calore del respiro su un sospiro

del battito di due cuori intrecciati,

all’infinito, incuranti del tempo che passa

oltre la lontananza di uno sguardo ed un sorriso;

custodito nelle movenze

di armonici contorni d’amore.

Giuseppe Milella

OLTRE LA COLLINA

Ritorno alle radici,                                                           

al luogo dove sono nato

e dove forse non morirò.

Nell’andirivieni della vita

ritorno lì dove sono nato

tra i filari, le piante alte di tabacco e le vigne

i maturi fichi, i secolari ulivi

i muretti a secco

e i canti contadini.

Le nenie distanti per le bambine

perdute appena nate.

Osservo una foto ingiallita dal tempo

e torno nel passato mio.

I campi sterminati.

Lo sguardo fiero

dei volti del padre mezzadro

e della madre tabacchina

era tutto per i figli restati.

Ritorno al passato

peregrinazione del ritorno

e, ancora fanciullo, gracile mi scorgo,

come il fratello, in bianca canottiera

e una nocca tra i capelli la sorella.

Poi, con le stesse esili braccia,

il tempo per sputare sul manico della zappa,

di arare, col vomere rivoltare aride zolle,

dare il verderame,

portare il carretto

e andare a giornata a cavar barbabietole,

a mietere fave, ammucchiare covoni

e tra la polvere della trebbia scomparire.

Lune piene e fiamme tremolanti

di lucerne a petrolio ardevano

guida lungo i sentieri dai rialzi

d’erba giovane a primavera

e sterpaglia d’estate

per giungere alla scuola e al campo.

Scegliere le foglie mature

rituale antico tramandato.

Da lì, la notte

a contare le luci in lontananza

dove finiva la valle

ad indicare un paese

che non era il nostro

a domandarci cosa si nascondeva oltre la collina.

Lontano l’ululato dei cani

e i paesi che come nidi di stelle

dentro al buio del cielo ancora sognavano.

Con il naso all’insù

a riconoscere la più brillante Antares

e imparare altre stelle

del carro grande e di quello piccolo

che avevano nome di orsa.

I covoni nei campi di grano

e le manovre della trebbia

e i fiori bianchi dal dolce nettare da succhiare

le stoppie bruciate ad agosto

intorno al podere e alla rossa casa cantoniera

l’erba fresca per i conigli

e i buoi nella stalla

e i cavalli a tutta briglia.

Istantanee di una vita povera

intensamente vissuta

al di qua della collina

nelle notti di luna piena.

Paolo Miggiano

RESPIRO MARE

in questo spazio al sud

d’acqua e silenzio

dove la riva affabula

di vita in senso senza

bisogno di parole

alto mi assale il sole

dorme bassa la luna

nel suo letto di scogli

qui dove nessuno può insabbiare

l’impronta chiara degli onesti

la follia saggia dei sognatori

dove bambini scalzi

ancora pescano l’azzurro con

ami di pane

terra di sale

dove il giorno è bere a sorsi lo scirocco

e ti impongono ipnosi le onde

– devi a lungo guardarle –

anfore di Idrusa

che riparano lutti

dove i bambini creano

corone di foglie d’alloro

per giocare al poeta

e attraversano i miti

con amuleti ghiande di vallonea

qui puoi guardarli correre nel sole

senza ferite   in un tempo fermo

saltano sulla campana incisa in terra

come una volta

sentirla risuonare

allontanare il buio

Annamaria Ferramosca

da PER SEGNI ACCESI, Ladolfi Editore,2021

Nella speranza                                                        

dell’agognata quiete

sarò baluardo

tra cielo e mare

e ascolterò il canto silenzioso delle stelle

Nella pece

delle notti senza luna

scintilleranno i sogni

in cerca di fortuna

Le trappole che

come filigrana

tessevi

tra i battiti ciliari

frantumi innocui

alfine diverranno

senza pietà alcuna

contro ti si ritorceranno

Vagherai

pentito in cerca

di rifugio familiare

e piangerai

per la miopia elargita

a chi ti sapeva amare

Ed io sarò custode

di rimpianti e sogni

ma il tuo egoismo miope

non mi permetterà

di liberarti dai bisogni

Or ti dimeni

agonizzante

e di paura tremi

ma la tua boria

suicida e cieca

non ti consente

di ascoltare

la carezza

di quella voce

un tempo a te

sì familiare

che ti dice

Da me ritorna

e lasciati amare

Angela Perulli

19 febbraio 2022

…all’ombra di questa solitudine

giacciono i pensieri come fiori

che si ritirano al calare della sera

all’ombra dei fermagli di questa solitudine

i ricordi ritornano alla mente

pochi fiori mostreranno le loro corolle al sole

poche emozioni arrivano al cuore

muoiono i miei fogli bianchi

in questa solitudine

per i pensieri del domani

non c’è riposo all’ombra di questi pensieri

al calar della sera torna sempre

il pensiero di mia madre

si spaccano le lacrime

nessuna mano che le raccolga

quanto silenzio

mi rammento

della presenza di un Dio

quante preghiere

hanno spogliato le chiese

per vincere questa paura

dove sei vita

all’ombra di alberi di ulivo spogli

danzano i miei ricordi a piedi scalzi

ti porgo questi fiori selvatici

quanti petali si perderanno

per una nuova vita

profumo all’ombra dei sepolcri

tutti prigionieri di questa nostra storia

con addosso l’odore di Dio

si dimenticano i sogni

guardo il mare

all’ombra di un nuovo

viaggio.

(si dimenticano i sogni)

IL POETA DELLA PENNA VERDE Grazio Pellegrino

Terra rossa di sangue,

terra scorticata

dai venti di tramontane.

Terra

dei soli d’estate.

Questa è la tua terra,

madre fanciulla,

la terra

che vivesti, che amasti

e m’insegnasti

nei tuoi racconti quotidiani.

Questa è la tua terra,

madre,

che alligna ancora oggi

nelle pieghe delle tue mani,

nei solchi delle tue rughe.

Sempre rimembri

la storia

di chi ti fece amare

la fatica il sudore il decoro.

E le ginocchia sbucciate

fra i filari di tabacco.

Rimembri,

madre,

il contegno

di chi ti indicò

un cammino praticabile.

Madre,

la tua lieve parola

è pane che nutre,

giorno che nasce di continuo,

la mia patria

d’eterna appartenenza.

Marcello Buttazzo

Andrà tutto bene

Il crepuscolo accarezza i nostri sogni

giornate fotografate sugli scaffali dei ricordi,

osservare dalla finestra il volo di uccelli

nel silenzio che circonda i nostri sguardi

I movimenti quasi meccanici si ripetono

automi tra le quattro mura, è solitudine

ti guardo, mi guardi

scacciamo la monotonia negli angoli remoti

d’una clessidra che vuol segnare il tempo

mentre la memoria scorre negli abbracci,

coraggio cara: Andrà tutto bene!

S’osserva il presente pensando al passato,

i nostri abbracci ci rafforzano

e ci stringiamo sempre più pensando al domani

combattendo la tristezza del momento

con la musica dell’amore che avvolge il nostro cuore.

Vedrai cara, andrà tutto bene

torneremo a sorridere al mondo

lasciandoci cullare dal vento dei sospiri

e ritornerà la gioia del vivere la primavera

aprendo il cancello della esistenza

colorando il nostro giardino di fantastici colori.

Giovanni Monopoli

Speranza

Come lacrima dal cielo

mi poseró sul filo d’erba e

come fresca rugiada

disseteró la mia amara terra.

Mani nude rivolteranno

ancora le aride zolle,

nella speme e nella preghiera

– forse – ritroveremo

pace, amore e fratellanza,

sperando di non veder morire

ancora i verdi germogli della vita,

in nome della libertà.

Lilli Pati

ODE AL MIO SALENTO                                             

Fratelli del Grande ed antico Salento

le gesta d’eroi lontani e le genti

ci fecero grandi e, tra mare ed il vento,

noi fummo progenie di braccia e di menti.

Se vedi i due mari che Taranto bagna

l’incanto t’assale e trema la mente.

Adriatico e Jonio la costa accompagna

col porto di Brindisi verso l’oriente.

La Valle dell’Itria si offre ai tuoi occhi

diffusa di trulli, qual bianche astronavi

che paiono pronte, appena le tocchi,

a fare il gran balzo nel ciel che sognavi.

Galatone antica ti attende nel vento,

Nardò, Galatina con Leuca e i castelli

di Maglie, Gallipoli, Acaya ed Ugento,

con Porto Cesareo che ha i suoi gioielli.

Se vedi il barocco di Lecce t’incanti.

Le pietre raccontano le arti del fare,

vestigia romane e grotte filanti

e la Zinzulusa t’invita a sognare.

Ci uniscono i semi di grandi culture,

mostriamo le coste, i vigneti e gli ulivi,

che son le ricchezze per genti future:

Noi siam Salentini dagli animi vivi.

Profumi del Salento

La vite nei filari al sol d’agosto

grappoli mostra e i chicchi son rubino.

Settembre taglia e l’acre odor del mosto

pei vicoli e contrade gridan: Vino!

Senti nell’aria di vendemmia i canti:

uomini e donne sembran tutti ricchi

e pigian lieti l’uva trepidanti,

ebbri d’aroma che vien su dai chicchi.

Le giovani fanciulle alla taranta

sull’aia, nella sera, vanno a danza:

è un ballo che all’amor tutti v’incanta,

tra salti  e grida e inchini in eleganza.

Il mosto caldo e rosso è già bollente

e fa inebriare l’aria di magia

e i canti e i cori fan sognar la mente

di gioventù che a molti è andata via.

Inizia l’equinozio in cui la luce

al buio cede il passo lentamente.

La Madre Terra i frutti suoi conduce,

per poi gestire al buio la semente.

Io son l’Ulivo generoso e austero

Atena chiamò un’aquila in Olimpo

e un seme le affidò allora raro.

Su Itaca volò, perché nel tempo

crescessi lento, ma dal legno duro.

E crebbi piano, tra brezze marine,

sull’isola tra i sassi e terra rossa.

Per secoli ho sofferto il vento e, infine,

per talamo m’incise il prode Ulisse.

Poi un’aquila divina prese un seme

e, dopo lungo volo, nel Salento

lo pose piano nella terra rossa

e germogliò tra l’Adrio Mare e Jonio.

La terra rossa, il sole, il mare e il vento

mi furono compagni per tanti anni.

Io, dalle Murge e giù verso il Salento,

mi conquistai la terra con affanni.

Io son l’Ulivo generoso e austero,

il tempo ha reso forte il tronco mio

e il nettare vi dò color dell’oro,

perché nel tronco vi è nascosto … un dio.

Mimmo Martinucci

INNO ALLA DEA BAMBINA

alla grande Dea Originaria

Oscura, raccolta come una grotta, nera

illuminata negli squarci millenari

dalle calde sorgenti.

Quando il buio si cospargerà della sua sete,

quando i filari tesseranno baci d’Aracne

nei noviluni nutrienti di Minerva,

quando la grazia incontrerà la sua ira

e dondolando di saliva salirà la vita,

vieni bambina mia,

ti porterò a casa,

nel regno delle sette sfere,

nell’ enneagramma dei sigilli celesti,

nelle sinfonie sumeriche iridescenti,

nei tuoi arcobaleni incontinenti

dai primordiali vagìti.

Cogli la vena superba dei tuoi riflessi,

nelle onde e il fragore dei tuoi cristalli,

nella rocca segreta della tua caverna,

nel precipizio delle tue limpide vesti.

Ridonda di gloria sul chiodo di gole terrestri

appesa al filo delle tue carni

nel viaggio di vertebre cuneiformi,

splenderai nell’oro defunto cosparso,

nella folgore rinascente, come carezza

di cipria e cenere di lapislazzuli sulla tua pelle.

Sonia Fanuli

D’ORME, LA PACE.

Ambrate emozioni s’abbracciano al piatto azzurro,

Solerte alla vita, anch’essa ambiziosa, a luce riflette.

Tacito al tempo per pace concessa, anima bisbiglia.

Udite il suo dire, granelli, parole d’orme dorate.

Il tutto, abbandono ad esili pensieri a vista levante

Per essa divina, lo sguardo si perde nel rosso calore.

Nulla, sa d’ora rimpianto, vissuto adesso d’istanti.

Al passato, cancellato ricordo dal vento mattino

Nuovo risorto, levato d’ali speranza e di pace.

A risacca, melodica armonia, risuono dell’etere.

Eterno momento, sogno miraggio, eden giardino.

Al Dono dell’alba s’arrende, il corpo estasiato.

“ Le orme del poeta “

Alessandro Scialpi

TERRA MIA   – SALENTO –

E’ terra, il mio Salento, dove occhi

godere possono luoghi d’incanto.

Ha sorriso di due mari, con salubrità

d’aria che sereno dona a nostra vita.

Storia e antichi miti, ricchezza danno

a conoscenza di Japigi, Greci e Messapi,

che orme hanno lasciato in radicato ricordo.

Nel camminare per antiche vie o lungo costa,

sentire possiamo passo di Idrusa a compagnia

e su lungomare a vista attenta, ammirare

possiamo ancora sirena Leucasia, che

di sè  narra suo tribolato amore.

Sonia Colopi

Riversarsi per ogni dove

della carne nell’intonaco

in detenzione ancestrale

rossa di diaframmi e ceppi

a contare cieli senza insetti

frammenti d’unghia su pareti

la morte naturale dei poeti

liberi solo quando in catene

Hanno piedi di calce bianca

mani a mettere giù parole

tremanti di promettere ritorno

andarsene distratti tra i viventi

con mille ragioni per peccare

togliersi la vita o donarla

e dirsi di non essere banale

quella tomba tra guardie e ladri

tombale prigione per i titubanti

ad agognare quel per cui si era nati.

Sarò l’uomo del futuro occasionale

quando dirò per menzogna agli altri:

non sarò qui credetemi per sempre.

Nessuno ci è mai stato per davvero.

Pietro Casella

“SE I COLORI DELL’IRIDE…”

raccontami dei colori

dove l’arcobaleno

abbraccia sole e pioggia

stringimi il cuore

a trattenere le aurore

di mari e colline

ascolto parole che

ancora non conosco, così

da poterle sussurrare, poi

guardami gli occhi,

di guerre e dolori,

dì loro di non piangere più

osserva la quiete all’alba

e la brina d’autunno

nei silenzi del tempo

accarezza pagine d’un libro che

narri di zolle e semi di storia

e di amori su aquiloni di vento

soffia sulle ali dei pensieri

così le radici incontreranno

spighe di grano e manne

spargi ceneri di antichi saperi

a lievitare conoscenza

nelle aridi menti

prendimi le mani e in piedi

facciamo un girotondo di carta

nella Bellezza del mondo

costruiamo la Pace

nei di-versi colori dei cuori

lì, dove l’uomo non si arrende

Benedetta CATERINA

Nel silenzio

un tempo interminabile

l’assenzio di cui gode il mio olfatto

perdendosi

in una nascita morta.

Compaiono fantasmi

e assurdo è lo spazio dove vivo.

Le correnti d’acqua

mi portano nei trascorsi lontani con te

e mi puniscono

per averti fatto vivere così a lungo dentro

quando fuori

biascicavo ruderi di parole.

Verrà un futuro

di primavere morbide

in cui respirerò

l’aria dei mattoni

conditi dal sole

anagrammando foto e visioni

di un’età vissuta nei trastulli

inondata di fiabe e regine

di aiuole accese di gerani

con l’oro tra i capelli

e il battito di un cuore lieve

a farmi compagnia.

Maria Campeggio

Di verbumlandiart

L’associazione VERBUMLANDIART ha sede legale in Via Raffaele Vaglio, 15 - 73044 a GALATONE in Prov. di Lecce, è nata dalla volontà della sig.ra REGINA RESTA, di cui è Presidente- VERBUMLANDIART ha realizzato una rete di iniziative culturali e di interesse attraverso incontri, convegni, rassegne, reading, spettacoli, presentazioni di autori, performans di artisti, cinema, mostre, concorsi e quant’altro abbia la connotazione di iniziative di interesse culturale, si è impegnata a valorizzare il patrimonio storico, culturale e artistico italiano. La cultura, l’arte e l’informazione sono la scelta sicura e strategica del futuro per un Paese sempre più consapevole della propria storia, della propria identità e della capacità di promuovere creatività e innovazione, coinvolgendo attivamente scuole pubbliche e università, che hanno un ruolo fondamentale per far maturare linguaggi e strumenti utili all’accrescimento culturale, per questo l’associazione promuove l’arte in tutte le sue forme, dando spazio ad artisti affermati ed al contempo cerca di scoprire nuovi talenti dando loro la possibilità di crescere, confrontandosi e sottoponendosi alla sincera valutazione di esperti di ogni settore, capaci di dare un giudizio e soprattutto un consiglio per migliorare qualitativamente la propria produzione artistica. Non ha fini di lucro ed ha lo scopo di promuovere attività artistiche e culturali da divulgare sul territorio nazionale e internazionale e permettere l’accesso e la fruizione della conoscenza a tutti. L’associazione può contare sull’apporto di professionisti che mettono a disposizione il loro sapere e talento, che collaborano alle iniziative e che di volta in volta sono interpellati per la loro conoscenza e preparazione. CONSIGLIO DIRETTIVO RESTA Regina – Presidente; PALMERINI Goffredo – Vice Presidente e Responsabile del Settore Comunicazione e Stam pa; PRISCO Anna – Vice Presidente e Responsabile del Settore Prosa ed Editoria; VAGLIO Antonietta – Segretaria; VAGLIO Guido – Tesoriere; AUGIERI Carlo Alberto – Responsabile del Settore Rapporti con le Università e gli Enti; Palazzone Marilisa – Responsabile del Settore Poesia; DANIELI Giancarlo – Responsabile del Settore Comunicazione e Grafica; DOBRILLA Mirjana – Responsabile del Settore Rapporti con gli Stranieri. COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI LENOCI Francesco (Presidente); NISI Livio (Membro effettivo); VAGLIO Valerio (Membro effettivo); DANIELI Irene (Membro supplente); VANTAGGIATO Andrea (Membro supplente). COLLEGIO DEI PROBIVIRI CAMELLINI Sergio; CAMPA Annamaria; INGROSSO Madia.

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