Se il gioco -l’azzardo- vale la candela. – Franco Pucci

dipinto di Georges de La Tour

[Ho molto esitato forse troppo,

tra l’estro irraggiungibile

e la voglia di scrivere affogata

nella odierna controra avversa.

Periodi -pensieri sovraeccitati-

lemmi furenti alla punta delle dita,

trovano conforto immergendosi

nella pece appiccicosa dei tasti.]

Azzardo, nonostante.

Parlerei ancora di te, non fosse altro

perché di te conosco ogni anfratto,

ogni spigolo illanguidito del tuo cuore

ogni ripulsa o desiderio recondito.

Persi tra le more di ipocrite poesie

e promesse di confidenti, sincere parole

amici, amori inespressi -piccoli dolori-

tutto in un rutilare osceno di guitti

sul proscenio di un circo mediocre

che obnubila il senno senza biglietto.

Pagherò pegno. Lo so.

Ma tu, mia poesia spesso inafferrabile

musa recalcitrante che avversi i miei sogni

piccola illusione di una senescenza in fieri

sei l’unica ancora che mi lega -oh memories-

l’unica speranza di attraccare l’ultimo porto

senza i veleni di un mondo idiota -salvami –

Riprenderanno allora a fluire colori e tele

la bocca s’atteggerà a sorrisi ritrovati,

sognare non sarà più il pegno del sonno

e dormire non sarà più una “piccola morte”

Sei cara amica mia, ma il gioco forse vale.

La candela.

2 thoughts on “Se il gioco -l’azzardo- vale la candela. – Franco Pucci

  1. Lieto e onorato della mia presenza . Ho letto e fatto tesoro di quanto qui esposto.

    Buon lavoro
    Franco Pucci

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